C’è una Napoli che esplode anche nell’intimo rapporto con la fede. Che all’ombra del Vesuvio assume la connotazione di un “fatto personale ma condiviso”. Nell’atavica assenza di una dimensione non interpersonale nella realizzazione anche architettonica e urbanistica della città di Partenope, la fede diventa una questione pubblica ma al contempo la si vive in maniera personale e “personalizzata”.

Come dimenticare Massimo Troisi e Lello Arena ai piedi di un San Gennaro a cui chiedere la grazia che perde ogni connotazione di santo per diventare “uno di famiglia” a cui rivolgersi come ci si rivolgerebbe a un amico?

Nella città più esoterica d’Italia, che deve il suo nome a miti pagani, dove nei vicoli il meltin’ pot mescola islamici e cristiani, ancora si adottano capuzzelle a mo’ di pegno e accanto alle cappelle votive si celebra la Mano di Dio di Maradona. Ed è questa Napoli, nel suo rapporto con la spiritualità, che viene restituita dalla mostra “La spiritualità a Napoli”.

Nella Cappella del Purgatorio della stupenda Basilica Pontificia di San Francesco di Paola, la chiesa di Piazza Plebiscito per intenderci, per tutto il mese di ottobre sarà possibile visitare l’allestimento e votare per la propria foto preferita. All’appello del curatore Rosario Morisieri hanno risposto 23 fotografi, professionisti e non, che hanno restituito con un singolo scatto la loro personale interpretazione di fede e spiritualità legata alla città di Napoli.

“Siamo fieri – spiega Morisieri – della risposta dei fotografi. E dei loro scatti: nessuna foto banale, nessuna che non sia capace di trasmettere forti emozioni e stimolare suggestioni e riflessioni”.

L’apertura è fissata per lunedì 1 ottobre alle 18.00 con l’introduzione di Luca Sorbo, docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

“Abbiamo scelto questo tema – racconta Morisieri – per dimostrare a chi guarda che Napoli non è solo la figura oleografica che siamo abituati a veder rimbalzare sui media o nel racconto sempre uguale a sé stesso di questa città. Abbiamo nella stessa mostra scatti di bambini che confessano preti, di comunità di donne cingalesi pregare unite, la Madonna con la Mano de Dios di Maradona ritratta accanto. Insomma, un modo di vedere e abbracciare la fede a 360 gradi”.

“A Napoli – conclude Morisieri – il rapporto col Santo o la divinità è di odio e amore: si impreca e si prega, si intitola al santo il nome del figlio, le donne continuano a imbracciare il Rosario alle 18 e vanno in Chiesa. Ma soprattutto, ci si rivolge a Lui come a uno di casa. Questa è una peculiarità del nostro popolo e di chi lo vive”.