The Spark Creative Hub riaccende le luci. Il centro polifunzionale dedicato al mondo del design; della fabbricazione digitale; della musica, con una straordinaria disponibilità di vinili; e dell’editoria, con più di 15.000 titoli, riapre i suoi spazi di Piazza Bovio 33 a Napoli, e inizia un nuovo cammino con prestigiosi partner istituzionali e imprenditoriali: Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, Rogiosi Editore, NaStartUp. In un programma, che si amplierà nelle prossime settimane, sono già previsti tredici seminari e la rassegna “Rogiosi@TheSpark, Accendi la scintilla della lettura”.

Il nuovo corso di The Spark Creative Hub è stato illustrato in conferenza stampa dall’architetto e designer Michela Musto, ideatrice del progetto The Spark, insieme a Adriano Giannola, presidente Svimez; Ramon Rispoli, professore associato di design al DiARC (Dipartimento di Architettura) dell’Università degli studi di Napoli Federico II, che porterà gli studenti negli spazi di The Spark; Alex Giordano, docente di Innovazione Sociale e Trasformazione Digitale dell’Università Federico II di Napoli e direttore scientifico del programma di Ricerca/Azione Societing 4.0; e Carla Langella, professore associato di Disegno Industriale, Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Rosario Bianco, founder Rogiosi Editore, casa editrice napoletana, impegnata da tanti anni sul territorio, con l’edizione della rivista culturale l’Espresso napoletano, la stampa dei libri e la produzione di audiovisivi, The Spark ospita la rassegna “Rogiosi@The Spark. Accendi la scintilla della lettura”.

«The Spark riapre con un’energia rinnovata e partnership prestigiose che danno il vero senso e il vero contenuto alla parola “cultura”. La cultura è quella ampia entità, composta da più parti, a cui è affidato un ruolo fondamentale nella formazione e nella crescita di ognuno di noi. La cultura è ciò che, anche in un momento difficile, come quello che stiamo vivendo, ormai da febbraio, può mettere in circolo buone e sane energie. The Spark è un creative hub che non si chiude in se stesso e si fa promotore di network e incroci che possono anche sostenere una situazione economica complicata, rendendo proprio la cultura un volano di sviluppo. Qua al The Spark ci sono i libri, c’è la musica, c’è la tecnologia, il designer, ci sono partnership con le università Federico II e Luigi Vantivelli, attraverso docenti che terranno corsi in questo spazio; c’è l0incontro felice con Rogiosi Editore, con cui abbiamo organizzato una rassegna letteraria. La cultura è scambio, incrocio, arricchimento, opportunità», spiega Michela Musto, che della sua esperienza di quattro anni a Londra, con una docenza presso il dipartimento di architettura della University of Art of London, porta a Napoli, la sua città un nuovo modo di fare impresa, lavorando alla creazione di una vera e propria rete imprenditoriale-creativa che possa generare un circuito efficiente e immediato per passare dalle idee alla realizzazione. Al centro di questa ci sono l’artigianato digitale e la partnership tra The Spark e Materia Mediterranea, con un continuo e fruttuoso incrocio e un interscambio di luoghi, uomini e macchine digitali. «The Spark Creative Hab sta lavorando a una nuova governance del territorio, dando vita a un “artigianato diffuso”, partendo proprio da ciò che, accanto alle università, alla Camera di Commercio, alle piazze e ai monumenti, caratterizza il centro storico: l’artigianato – racconta Michela –. Creare un laboratorio artigianale digitale, legato a The Spark, tra le botteghe di via Rua Catalana, con opere, statue, quadri, che entreranno e usciranno da questi due luoghi, è sviluppo vero, è crescita, è innovazione nel rispetto e nella valorizzazione della tradizione e della storia di una delle città più belle del mondo».

Con i docenti Ramon Rispoli e Alex Giordano gli studenti dell’Università degli studi di Napoli Federico II entreranno negli spazi di The Spark.

«Negli spazi di The Spark terrò il corso-laboratorio di Systemic Design, in collaborazione con Adam Arvidsson, ordinario del Dipartimento di Scienze Sociali – spiega Ramon Rispoli, professore associato di design al DiARC

(Dipartimento di Architettura) dell’Università degli studi di Napoli Federico II –.

Il corso intende fornire agli studenti il background teorico, gli strumenti di indagine e le metodologie operative del “design sistemico”: un approccio transdisciplinare orientato alla progettazione di processi e servizi più che di artefatti tangibili, in un ecosistema socio-tecno-naturale di grande complessità come quello della città contemporanea. Cercheremo di capire come può il designer far fronte alla complessità di questi “ecosistemi urbani” e contribuire a renderli più resilienti e meno energivori; lo faremo attraverso indagini di natura teorica, analisi di casi studio e best practices, e proposte progettuali concrete elaborate dagli studenti nel corso di un design hackathon finale. Abbiamo iniziato a collaborare con The Spark anche, e soprattutto, perché lo riconosciamo come un nuovo potenziale incubatore culturale, capace di connettere tra loro realtà emergenti sul nostro territorio non solo nell’ambito del design e della progettazione in senso lato, ma anche dell’innovazione sociale e delle nuove forme di economia digitale».

«C’è urgenza di creare un modello autoctono che si distanzi profondamente da quello della Silicon Valley che, pur fornendo grandi ispirazioni, è basato sul principio finanziario winner takes all, che non ha senso nel nostro contesto, così come si distanzi anche e si distanzi di Industry 4.0, che nasce in un contesto socio-economico come quello tedesco, riferito alla grande fabbrica robotizzata – racconta Alex Giordano –. Questi modelli non sembrano sostenibili per l’Italia dei quasi 8.000 comuni e men che meno a Napoli -al centro di una nuova complessità, tra Africa, Paesi Mediorientali ed Europa- in una realtà imprenditoriale fatta, soprattutto al sud, di piccole e medie imprese frammentate. In tempi di pandemia non è più culturalmente attuale promuovere palcoscenici ma abbiamo una urgente necessità di palestre che promuovano reti ed i ibridazioni tra saperi. Il lavoro che da anni portiamo avanti è quello di immaginare e performare un modello mediterraneo di trasformazione digitale dove le tecnologie non sono per forza causa di alienazione ed allontanamento dalla tradizione, dalla ruralità, dall’artigianalità della produzione ma possono diventare il mezzo per immaginare insieme ai giovani, agli artigiani, alle piccole imprese, agli imprenditori sociali, alle start up, al mondo della ricerca accademica, alle istituzioni, …un senso diverso della produzione, del lavoro, dell’ambiente e della società diventando, quindi, la chiave dello sviluppo sostenibile, a tutela della biodiversità, dell’ambiente e delle persone. The Spark, per posizione nel centro di Napoli (e quindi del Mondo), per intenzioni e per organizzazione ci sembra la palestra ideale per realizzare questo raccordo».

In collaborazione con Rosario Bianco, founder di Rogiosi Editore, casa editrice napoletana, impegnata da tanti anni sul territorio, con l’edizione della rivista culturale l’Espresso napoletano, la stampa dei libri e la produzione di audiovisivi, The Spark ospita la rassegna “Rogiosi@The Spark. Accendi la scintilla della lettura”.

«Stiamo vivendo un momento straordinario, in cui dobbiamo provare a trovare un giusto equilibrio tra la tutela della salute e la sopravvivenza delle attività economiche, che sono il risultato di sogni, progetti, sacrifici – racconta Rosario Bianco –. Un momento straordinario non solo nella sua peculiarità (mai vissuto finora da nessuno di noi) ma anche nella ricerca di soluzioni concrete. È tutt’altro che facile, ma, con una visione ottimista e, unendo più realtà, questo tempo può diventare meno complicato. Durante il lockdown, ho cercato di tenere viva la scintilla creativa e l’entusiasmo dei miei collaboratori, impegnandoli su nuovi progetti e ne abbiamo realizzati tanti, coinvolgendo anche la gente da casa, raccogliendo i loro racconti nella pubblicazione “Tempo fermo”. Abbiamo sperimentato l’8D con un progetto, in collaborazione con l’Università Telematica Pegaso, dando vita a “Ombre. Leggende metropolitane”. Oggi Rogiosi incrocia The Spark Creative Hub, una realtà che, per la sua storia complicata (ha aperto il 27 febbraio, dopo due anni e mezzo di progetto e realizzazione e il 6 marzo, il lockdown ne ha sancito la chiusura) e per il suo carattere naturale di hub creativo (che non ingloba, ma crea network con diverse realtà culturali), merita di essere sostenuta. Michela è un architetto e designer che ha tante idee. Una napoletana, che ha vissuto e insegnato a Londra ed è tornata nella sua città per realizzare un progetto grandioso. Rogiosi è una casa editrice da tempo impegnata sul territorio. Realizzare una rassegna letteraria, che accende la scintilla della lettura, è una bella opportunità per gli autori di libri che sono stati pubblicati da febbraio in avanti, secondo un calendario editoriale stabilito ben prima che Covid-19 ci travolgesse. Presenteremo MafiaEuropa di Amalia De Simone (21 ottobre), Castelli di Partenope, scritto da me e Gianpasquale Greco (28 ottobre), Arcobaleni di Giuliana Marcarelli (4 novembre), C’era una (prima volta) di Claudio Guerrini, Io speriamo che me la cavo di Antonio D’Apuzzo (11 novembre) e Quando meno te lo aspetti di Guido Trombetti (18 novembre)».

«The Spark è un luogo di cui la nostra città aveva davvero bisogno – afferma Carla Langella –. Un unico contesto in cui studiare, potendo trovare libri specialistici sul design e sull’innovazione digitale, sperimentare attraverso il The Spark Creative Hub con le sue strumentazioni analogiche e digitali, fruire e testare gli arredi e oggetti prodotti con il digitale e persino acquistarli per portarli a casa. È il luogo delle idee che si tramutano in concretezza, bellezza e innovazione, Un luogo bellissimo, con un’atmosfera piacevole e informale che consente a tutta la nostra comunità del design di incontrarsi, scambiare prospettive e collaborare».

Tra ottobre e novembre inizieranno anche i seminari, a numero chiuso e, nel rispetto delle norme anti Covid-19, con prenotazione obbligatoria.

“Scultura Digitale” a cura di Francesco Peres (dal 13 ottobre), “Behind The Icons” a cura di Roberta Fuorvia dal 14 ottobre), “Art one shot – Focus on Technology” a cura di Diana Gianquitto (dal 14 novembre), “Jewelry design” a cura di Francesco Peres (dal 19 ottobre), “Architettura: Revit” a cura di Luca Carlino (dal 19 ottobre), “Pit Stop Meditation Bar” a cura di Laura Giustino (dal 20 ottobre), “La Scrittura Creativa nel Management Artistico” a cura di Fede Torre (dal 21 ottobre), “VR View e VR+3D” a cura di Pasquale Conte (a partire, rispettivamente dal 23 ottobre e dal 20 novembre), “Parametric Design: Grasshopper” a cura di Flavio Galdi (dal 23 ottobre), “Avvicinamento arte contemporanea” a cura di Diana Gianquitto (a partire dal 24 ottobre), “Laboratorio di scrittura e lettura: La biblioteca di Babele” a cura di Nando Vitali (dal 29 ottobre), “La fotografia come arte contemporanea” a cura di Roberta Fuorvia e Ludovica Bastianini (a partire dal 25 novembre).