L’emergenza Covid ha colpito un’economia ancora debole, interrompendo bruscamente un percorso di recupero che stava iniziando a dare dei frutti, soprattutto sotto il profilo dello sviluppo turistico. Occorre dunque superare la fase degli interventi-tampone per frenare l’emergenza e porre in atto nei tempi più brevi un programma di interventi strutturali, che ponga realmente le basi per la rinascita dell’economia campana. “Tale programma non può prescindere dalla reale struttura del sistema delle imprese, nel quale il Terziario di mercato vale il 70% del PIL complessivo regionale, con oltre 320.000 imprese, e l’85% dell’occupazione nel settore privato. (Banca d’Italia – Rapporto 2020 sull’economia della Campania.) Da questi pochi dati, è evidente che la ripresa non può basarsi solo sul settore manifatturiero, né ci si può illudere che basti da sola la crescita dell’export: già nel 2019 si è verificato un ulteriore indebolimento dell’economia nonostante un incremento delle esportazioni più elevato della media nazionale, come attestato dal rapporto 2019 della Banca d’Italia sulla Campania. Una economia solida deve innanzitutto basarsi su un forte mercato interno: bisogna dunque sostenere maggiormente la crescita del sistema locale delle imprese, basato sulle PMI del Terziario e dell’Artigianato, sviluppare ulteriormente il Turismo, investire sulle infrastrutture della Logistica e dei Trasporti, efficientare i servizi per i cittadini e le imprese”. Lo ha dichiarato il direttore generale di Confcommercio Campania in apertura del primo incontro con i candidati presidenti della Regione Campania.Valeria Ciarambino, candidata 5 stelle ha lanciato la proposta di “un forum permanente delle imprese per puntare a una innovazione dell’economia campana puntando in particolare sull’internazionalizzazione attraverso il rilascio della portualità e della logistica e del turismo per il quale fino ad ora non si è fatto nulla anzi”, ha sottolineato la candidata di fronte a una ampia platea di imprenditori di tutti i settori come Luigi Muto, Massimo Di Porzio, Massimo Petrone, Carla Della Corte, Robertta Bacarelli, Giuseppe Gagliardi, Roberto de Laurentiis, e numerosi altri.“A tutti proponiamo una sintesi delle priorità espresse dai vari settori rappresentati da Confcommercio Campania; riteniamo che esse rappresentino temi chiave per il rilancio complessivo dell’economia della Campania”, ha proseguito Russo.

Commercio, Turismo e Servizi non hanno praticamente avuto alcuno spazio nella programmazione 2014-2020, nonostante questi settori rappresentino il 70% del PIL regionale e la quasi totalità dell’occupazione nel settore privato. Il Terziario di mercato dovrà pertanto trovare uno spazio adeguato al suo ruolo nella programmazione dei Fondi Strutturali 2021-27. Per porre le basi di una programmazione più equilibrata e basata su una visione complessiva del sistema economico campano, occorre un confronto più puntuale e sistematico con le Rappresentanze imprenditoriali, anche attraverso un rafforzamento del ruolo del Partenariato Economico e Sociale. Le piccole imprese del Commercio e della Ristorazione sono tra le più colpite dall’emergenza Covid, con cali di fatturato che vanno dal 50 all’80% rispetto allo scorso anno. Occorrono interventi immediati per restituire una prospettiva di sviluppo ad un settore che rischia di perdere migliaia di imprese e di occupati partendo da questi temi: Distretti del Commercio, Agevolazioni per gli investimenti delle imprese commerciali, Liquidità per le imprese, Saldi, Pubblici Esercizi, Negozi Storici.Il Turismo ed il comparto ricettivo-alberghiero: Occorrono innanzitutto interventi immediati per fronteggiare l’emergenza Covid : Finanziamenti a sostegno della liquidità e degli investimenti delle imprese; intervento regionale per il finanziamento degli ammortizzatori sociali, a tutto il 31 dicembre 2020, atti ad impinguare le risorse nazionali, programmazione e attivazione di una campagna promozionale per il recupero della immagine, coordinata con il livello nazionale, sui mercati esteri, ivi ricompresi incentivi spendibili in regione quali, ad esempio, “artecard”, ticket trasporti agevolati. Inoltre, le criticità che finora hanno impedito un pieno dispiegamento del suo potenziale non sono state neanche scalfite: frammentazione degli investimenti per la promozione turistica, infrastrutture carenti specie riguardo ai trasporti, insufficienza dei servizi pubblici di accoglienza per i turisti, degrado dei beni culturali ed ambientali. Per invertire tale trend negativo, serve una politica regionale del Turismo, sostenuta anche da Fondi Comunitari, orientata sulle seguenti linee: Programmazione coordinata a livello regionale della promozione turistica, per non disperdere gli investimenti in mille rivoli, iniziative mirate alla destagionalizzazione dei flussi turistici e altro ancora.SanitàPer le branche di laboratorio, di diagnostica per immagine, di riabilitazione e di altre branche specialistiche, il confronto tra l’attuale programmazione e le stime effettuate evidenzia una marcato disequilibrio tra i limiti di spesa ed i bisogni assistenziali. Il numero di prestazioni programmato sembra sottostimato di circa il 25% per la branca di patologia clinica, di circa il 23% per la branca di diagnostica per immagini e di circa il 30% per le altre branche specialistiche. In questo disequilibrio vanno ricercate le cause del precoce esaurimento dei limiti di spesa, con il conseguente mancato raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza. Oltre che all’evidente necessità di aggiornare, in base ai reali bisogni della popolazione campana, la programmazione attuale, sono ipotizzabili una serie di strategie per non discostarsi eccessivamente dal perimetro della c.d. Spending Review. In merito alla programmazione sono auspicabili una serie di modifiche ed integrazioni alla normativa vigente e interventi importanti per tutta la macroarea della specialistica ambulatoriale, per la patologia clinica, per il settore della riabilitazione e per le farmacie.Portualità e logistica: molteplici studi hanno ampiamente rappresentato che il sistema della logistica incide per oltre il 14% sul PIL (sia a livello nazionale che regionale) ed i porti rappresentano una autonoma componente che vale quasi il 2% del PIL. La Regione Campania negli ultimi 10 anni ha investito molto sui porti, anche su quelli nazionali di competenza del MIT, mettendo a disposizione importanti risorse economiche provenienti dalla programmazione FESR. Però sul tavolo – oltre ai ritardi sulla spesa dei fondi europei – ci sono molti temi: Una pianificazione delle infrastrutture mai completata; ad oltre 26 anni dalla L.84/94 i porti di Napoli, Castellammare e Salerno sono privi di un Piano Regolatore Portuale approvato, una carente gestione delle concessioni demaniali, con criteri e canoni difformi anche tra gli stessi porti campani, generando una anomala e sleale concorrenza tra imprese e territori, un’assente gestione della filiera turistica sia legata al traffico crocieristico (1,2 milioni pax/anno ante COVID) ed ai transiti di corto raggio per le isole (6,5 mil pax/anno ante COVID), una carente gestione ambientale in assenza di incentivi per ridurre l’inquinamento. Mobilità ed accessibilità: Dati gli ingenti investimenti necessari per il rilancio del TPL, è opportuno attivare un modello di Governance basato sulla partnership pubblico-privato, in modo da incentivare gli investimenti privati. Queste le iniziative più urgenti da attuare: completare l’ammodernamento e l’efficientamento delle linee EAV,ripristinare la piena operatività delle linee CTP, accelerare il completamento delle linee metropolitane di Napoli, estendere ai Comuni vicini la metropolitana di Salerno, incrementare l’offerta di trasporti nelle aree ad elevata potenzialità turistica delle province di Salerno e Caserta. Infine la Campania deve rilanciare i propri poli fieristici: essi rivestono un’importanza fondamentale tanto per il turismo congressuale e d’affari, quanto per il settore dell’export, che, specie nell’agroalimentare, si sta riprendendo in tutto il Sud.