Che Napoli sia un brand di rinnovato appeal è evidente passeggiando per il dedalo di vie che compone il suo centro storico. Dai tempi dell’emergenza rifiuti al boom turistico il percorso è stato veloce e deciso, e grande spinta l’hanno data i famosi grandi eventi ospitati all’ombra del Vesuvio (come dimenticare le tappe dell’America’s Cup di vela o le gare di Coppa Davis sul Lungomare?). Non ultimo il riconoscimento della pizza napoletana come patrimonio dell’umanità.

Sebbene restino alcuni problemi endemici della città, bisogna ammettere che il marchio Napoli oggi funziona più di ieri. Soprattutto fuori dai confini nazionali.

I toscani portano Napoli a Miami

Potremmo definire Napoli e tutto l’immaginario in questa parola racchiusa (in senso positivo) come un brand immaterialebene comune. Come tale, andrebbe tutelato: apporre la parola “napoletana” a una pizza non la rende tale, ad esempio.

Il forno della pizzeria 'O Munaciello di Miami

Il forno della pizzeria ‘O Munaciello di Miami

Miami, dove ancora si sente l’odore dell’oceano, svoltando sulla Biscayne Boulevard si intravedono pomodori, aglio e cipolle appese alle pareti. Entrando in ‘O Munaciello (lo spirito che protegge le case nella cultura partenopea) ci si ritrova improvvisamente nel centro storico di Napoli, con tanto di statue provenienti da San Gregorio Armeno e richiami sparsi ovunque alla tradizione popolare napoletana. Sul forno a legna in bella vista le maglie del Calcio Napoli con sponsor Buitoni (la 10 di Diego Maradona, per intenderci). Davanti al forno, invece, Carmine Candito: partenopeo, maestro pizzaiolo, celebre per la sua pizza nera ottenuta utilizzando carboni vegetali. “Il carbone vegetale – ci spiega – ha la capacità di trattenere i gas che si sviluppano dalla fermentazione nel processo digestivo, rendendo così l’alimento altamente digeribile senza gonfiare l’addome ed è consigliata a tutte quelle persone che riscontrano intolleranze a pasta, pane e pizza e tutti i prodotti contenenti glutine”.

La Pizza Nera di Carmine Candito

La Pizza Nera di Carmine Candito

‘O Munaciello, che a Miami ha portato un pezzo di Napoli, è però un’idea toscana. La sfida di aprire un ristorante napoletano nel cuore di Firenze già sembrava azzardata all’imprenditrice Valentina Borgogni e il suo maestro pizzaiolo. Ma il successo è stato tale da pensare di esportare il brand oltreoceano.

A tu per tu con Carmine Candito

Candito, un brand toscano ambasciatore della pizza napoletana in America. Come è successo e cosa si prova?

“Noi napoletani siamo fatalisti e crediamo al destino: le cose succedono quando devono succedere. Allora è gioia, felicità, orgoglio, la mia napoletanità mixata alla Toscana, la mia pizza che esprime gioia, ride sulla tavola perché è proprio un simbolo di allegria. L’allegria di Napoli, la mia città, dove sono nato e che porto nel DNA“.

In una recente intervista ha detto che Napoli è la città più amata del mondo. Come mai questa percezione? 

“Napoli è unica, sia per la bellezza che per l’atmosfera. Napoli è una sensazione ed emozione continua: assaporare l’atmosfera dei vicoli piena di aromi e vibrante di colori, esuberante nelle scelte decorative, riprese dai nostri locali, sia a Firenze che a Miami. Cerchiamo di trasmettere questa atmosfera anche nei dettagli, che rendono il Munaciello un viaggio per le stradine dei bassi spagnoli e le distese dei lenzuoli, dove tutto è ridere ed è accompagnato da tamburelli e nacchere. Siamo a Miami, ma ‘o Munaciello è Napoli: le tovaglie hanno i numeri della tombola stampati sopra, ci sono ghirlande di peperoncini fiammeggianti e trecce di aglio, i pomodorini ma quelli di sotto al Vesuvio, dovunque sono presenti i simboli della tradizione campana che vanno dai limoni sorrentini alle mele annurche, i carrettini di fiori e le granite al limone, ma anche le immancabili maglie numero “10” di Maradona, appese come se fossero stese ad asciugare al sole”.

Perché la scelta del Munaciello come nome?

“‘O Munaciello, per noi napoletani è uno spiritello dispettoso, una figura leggendaria del folklore campano. Qui a Miami questo nome desta la curiosità dei clienti che ci chiedono sempre di cosa si tratta: per gli americani queste sono le curiosità che li spingono a conoscerci”.

Prevede di portare ‘o Munaciello anche in altre parti del mondo?

Sicuramente, dato anche il successo del cibo italiano e l’entusiasmo che abbiamo riscosso a Miami. Con Valentina Borgogni stiamo progettando di aprire ‘O Munaciello anche a New York. L’America per il nostro Made in Italy è un mercato brillantissimo, infatti si registra che i prodotti base della dieta mediterranea  hanno trainato le esportazioni dell’agroalimentare nostrano a 41 miliardi di euro”.