Il mondo globalizzato ci pone davanti sfide che col passare del tempo diventano assolutamente prioritarie. Dal protocollo di Kyoto in poi non si sono mai spenti i riflettori sul tema dell’ambiente e dell’inquinamento globale. Nel Pianeta le politiche di riciclaggio e dell’impatto zero sono ormai parte integrante del vivere civile. I sacchetti devono essere bio, le lampadine vengono acquistate in funzione del risparmio energetico. E i funerali non dovrebbero fare eccezione.

Perché un funerale inquina?

Dare l’ultimo saluto – così come siamo abituati – a un nostro caro può avere un impatto sull’ambiente prepotente e assolutamente evitabile.

No, non è il corpo umano a non essere biodegradabile. Ma tutto ciò che lo circonda. In primis le casse in legno. In Italia ad oggi le salme non possono essere inumate senza bara. Ma i materiali di cui questa si compone spesso contengono colle vernici che inquinano i nostri terreni.

Non solo, ma la pratica della cremazione, soprattutto dopo un bel po’ di veti caduti dallo Stato Vaticano, è in crescente aumento. E una cremazione incide sull’ambiente circostante: si stima in 400 kg di anidride carbonica l’emissione di un processo di cremazione standard (il dato è ricavato da una proposta di legge a firma M5S dello scorso dicembre).

Il tutto senza considerare l’occupazione di terreno. In Cina, ad esempio, è il governo a incentivare le inumazioni green e le formule ecologiche proprio perché sta finendo lo spazio.

Le soluzioni a impatto zero

Insomma, quando moriamo lasciamo ai nostri cari un mondo più inquinato e anche a causa nostra. Però le soluzioni esistono e iniziano a diventare mainstream, frutto di una sentita attenzione verso la nostra Terra. Così, in America hanno elaborato una cremazione in idrolisi alcalina che riduce fino al 90 percento le emissioni del processo di incenerimento.

Anche per le bare le soluzioni alternative stanno arrivando. In Inghilterra molto successo stanno avendo le casse in bambù, banano e altre soluzioni biocompatibili.

L'urna Orme di Sabbia, totalmente ecocompatibile e idrosolubile, per disperdere le ceneri dei propri cari in mare

L’urna Orme di Sabbia, totalmente ecocompatibile e idrosolubile, per disperdere le ceneri dei propri cari in mare (foto: Gennaro Tammaro Onoranze Funebri)

La situazione in Italia

“In Italia siamo ben lontani dal separarci dalle formule classiche di rito d’addio. Eppure, la scelta di passare al green non è più procrastinabile”. Parola di Gennaro Tammaro, imprenditore partenopeo e patron dell’omonima agenzia di onoranze funebri. L’uomo è un fervente sostenitore delle soluzioni alternative che tutelino l’ambiente: è stato infatti tra i primi in Italia a importare l’urna che, piantata nel terreno, diventa un albero.

In questi giorni Tammaro sta tirando le somme della vendita di “Orme di sabbia”, l’urna in sabbia idrosolubile e ecocompatibile. La risposta? Un napoletano su tre ha scelto questa soluzione per l’ultimo saluto ai propri cari. “Dimostra che davanti alla possibilità concreta di fare qualcosa per l’ambiente, i napoletani rispondono; è bene che gli impresari funebri inizino a essere il baluardo verso la diffusione di queste best-practice. È il Pianeta che ce lo chiede”.